DIARIO DI VIAGGIO ON THE ROAD: GIAPPONE – 10° giorno

Un torii rosso fluttuante (ovvero che emerge dal mare) è il biglietto da visita di Miyajima, un’isoletta fatta di cime boscose a poca distanza da Hiroshima. Usciti dal battello, tutti i turisti percorrono il lungomare fino al torii per immortalarlo in selfie e foto di gruppo. C’è perfino chi sfida la marea e la spiaggia fangosa.

Ma a Miyajima ci sono anche templi antichi (uno dei quali è un insieme di palafitte dipinte di bianco ed arancione), file di lanterne di pietra, una pagoda che sfida il cielo e piccoli cervi affamati che scrutano tra le borse dei passanti.

Inutile ricordare il motivo per cui la città di Hiroshima, nel sud del Giappone, è tristemente nota. Quello che oggi rimane da visitare, dopo che la prima bomba nucleare esplose sopra la città radendola al suolo, è ben poco e ruota attorno a quel drammatico giorno del 1945.

Una manciata di monumenti commemorativi si susseguono su un’asse che attraversa il Parco della Pace e tocca, tra gli altri, l’Atomic Bomb Dome (considerato il simbolo della città), il commovente monumento ai bambini vittime della bomba, la fiaccola della pace e il museo. In un silenzio surreale, qui sono raccolti oggetti, storie e documenti. Per non dimenticare.

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DIARIO DI VIAGGIO ON THE ROAD: GIAPPONE – 9° giorno

La giornata inizia con un viaggio in treno che parte dalla stazione di Kyoto ed una serie di quiz.
Question n.1: cosa è un torii? È una sorta di porta di accesso al tempio.
Question n.2: cosa rappresenta la volpe nella tradizione giapponese? È il messaggero di Inari, il dio del riso e dell’agricoltura. È un animale sacro e misterioso.

Question n.3: qual è il tempio di Kyoto che riunisce questi elementi? È il Fushimi-Inari Taisha, famoso soprattutto per la sfilza di torii arancioni che si susseguono l’uno dopo l’altro nel bel mezzo del bosco. E dopo aver messo da parte l’ossessione per la foto perfetta, il luogo si è manifestato in tutta la sua suggestiva bellezza.

Il padiglione in legno più grande al mondo non poteva che racchiudere la scultura bronzea tra le più grandi al mondo. Non appena varcata la soglia del Todai-ji, quindi, abbiamo detto la cosa più ovvia al mondo: “ooooh”!

La statua del Grande Buddha (Daibutsu), seduto a gambe incrociate nel tempio più famoso di Nara (città poco distante da Kyoto), è davvero sorprendente. Se da un momento all’altro decidesse di alzarsi (la statua è alta 16 metri), sfonderebbe immediatamente il tetto.

Nara è famosa anche per i 1200 cervi che passeggiano liberamente nel parco attorno ai vari templi. “Speriamo di riuscire ad avvistarli”, ci dicevamo prima di arrivare. In effetti è impossibile non vederli dato che passeggiano tra la folla in cerca di cibo. Inutile dire che ci siamo procurati i biscottini di cui sono ghiotti e li abbiamo imboccati. Troppo carini!

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DIARIO DI VIAGGIO ON THE ROAD: GIAPPONE – 8° giorno

Il quartiere Higashiyama di Kyoto è uno scrigno che contiene antichi templi, giardini curati che si specchiano nei laghetti e stradine affiancate da tradizionali abitazioni in legno. È qui che l’antico Giappone continua a vivere.

E questo ovviamente non è un segreto. Migliaia di turisti curiosi e di studenti, omogeneizzati nella loro divisa ordinata, affollano i siti. Per fortuna ci sono ancora alcuni angoli, lontani dalla massa, in cui sostare in silenzio contemplando la perfezione di un giardino giapponese.

Attraversando il portale di ingresso al Shoren-in pare di accedere ad un altro pianeta. La folla si concentra altrove per cui è possibile godere della serenità e del silenzio del tempio.

Passeggiando scalzi sui freddi tatami dei padiglioni in legno si hanno bellissime vedute dei giardini circostanti, ritenuti tra i più belli di Kyoto. Il paesaggio naturale, fatto di laghetti, muschi e foreste di bamboo, è stato modellato da una mano sapiente e arricchito con ciliegi, lanterne in pietra e piccoli tempietti. Una meraviglia per gli occhi e per lo spirito.

Nella pubblicità di un profumo di alcuni anni fa, una bella ragazza sosteneva che la vita non è tutta in bianco e nero ma oro. Il concetto era probabilmente lo stesso di coloro che hanno progettato il Kinkaku-ji, un tempio rivestito da lamine d’oro che si specchia nelle verdi acque di un traquillo laghetto. Mentre le carpe nuotano tranquille, la folla freme per immortalare uno dei monumenti più famosi del Giappone.

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DIARIO DI VIAGGIO ON THE ROAD: GIAPPONE – 7° giorno

Oggi è un giorno di partenze. Lasciamo Tokyo e andiamo verso sud. In meno di tre ore, lo shinkansen (treno ad alta velocità) ci sputa nella nuova stazione di Kyoto. Tanta modernità contrasta in modo quasi sconcertante se paragonata con l’architettura tradizionale della città.

Gion, per intenderci il quartiere delle geishe (che qui però si chiamano geiko), è una meraviglia con le sue antiche case in legno, le lanterne rosse, le sale da tè, i viottoli che si perdono chissà dove e, ovviamente, gli splendidi templi. Riusciamo ad avvistare anche due maiko, le apprendiste geisha, mentre appaiono e scompaiono tra i vicoli.

La magia del Kodai-ji illuminato di notte non ha eguali. Durante alcuni periodi dell’anno, il tempio viene fatto risplendere da luci soffuse e musiche antiche. Che emozione attraversare i sentieri del complesso, visitarne i templi, i giardini e la piccola foresta di bambù!

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DIARIO DI VIAGGIO ON THE ROAD: GIAPPONE – 5° giorno

La puntualità dei mezzi di trasporto giapponesi è ormai proverbiale. E difatti il nostro shinkansen (treno ad alta velocità) parte in perfetto orario dalla stazione JR di Tokyo. Ma prima viene ripulito ad una velocità impressionante da una schiera di addetti con tanto di cappello infilzato da un rametto di fiori di ciliegio finti. Poco sobri ma assolutamente efficienti. E non è finita qui. Mentre siamo diligentemente in coda per salire sul nostro vagone, i sedili ruotano su se stessi, pronti per il cambio di marcia. Fantastico!

Gli splendidi templi di Nikko, una cittadina nei dintorni di Tokyo entrata nell’elenco dei beni patrimonio dell’Unesco, compaiono come funghi nel sottobosco. All’ombra di alberi antichi, il muschio ricopre le lanterne di pietra e i muretti.

Risalendo la collina, oltre i grandi torii (portali di ingresso ai luoghi sacri), ecco comparire la pagoda e i primi templi del Tosho-gu. Sono tutti in legno laccato e dipinto in colori vivaci. Gli intagli, le statue e gli ornamenti sono minuziosi e anch’essi colorati. Ci sono anche le famosissime scimmiette “non vedo, non sento e non parlo” (vengono proprio da qui!).

Poi gli occhi vengono rapiti dallo splendore dorato del Yomei-mon, la porta di accesso al recinto sacro del tempio vero e proprio. Ad un certo punto non si capisce più dove posare gli occhi. È tutto così bello che esco dal sentiero e per poco non inciampo rovinosamente su qualche sasso. Il tutto con la bocca ancora aperta.

Un viaggio in bus più lungo del previsto ci porta, attraverso i monti, oltre Nikko fino a raggiungere le Cascate Kegon. Sarà per il bosco ancora pelato (quassù ci sono ancora mucchi di neve e le foglie non si vedono) ma rimaniamo delusi. Carine per carità ma nulla di che. Scattiamo una foto al lago poco distante e, rapidamente, ritorniamo a valle.

Prima di riprendere il treno che ci riporterà a Tokyo, ci fermiamo a scattare qualche fotografia al Shin-kyo, il tradizionale ponte rosso di Nikko, e ad acquistare qualche dolcetto giapponese. Sono talmente curiosi (anche se non sempre buonissimi) da non bastarci mai!

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DIARIO DI VIAGGIO ON THE ROAD: GIAPPONE – 4° giorno

Stamattina abbiamo capito da dove arriva tutto il pesce che finisce sulle tavole di Tokyo: dal mercato di Tsukiji. Gironzolare tra le bancarelle è tutt’altro che semplice perchè bisogna stare attenti a pozze d’acqua maleodorante, a muletti che sfrecciano come impazziti ed a teste di tonno che ti osservano in modo inquietante. Il tutto è molto colorato e pittoresco ma più che appetito mi ha dato il voltastomaco.

Meglio quindi ripiegare verso il  Hama-rikyu Onshi-teien, un antico giardino, per una boccata d’aria. Tra sentieri e passerelle si trovano piante in fiore, laghetti e boschetti molto curati.

C’è perfino una casa da tè sull’acqua che serve una tazza di fortissimo matcha (sembra un passato di verdura) con stucchevoli dolcini ripieni di marmellata di fagioli rossi. Il tutto è più bello che buono!

Il vivace e colorato quartiere di Asakusa ruota attorno al Sanso-ji, uno dei templi più frequentati di Tokyo. Una lunga fila di negozietti precede il luogo sacro. Qui si possono acquistare dolcetti (e ricaschiamo sul ripieno ai fagioli rossi) e una vasta gamma di souvenir, tutti confezionati con una cura che si può trovare solo qui in Giappone.

Il tempio è un complesso di edifici in legno rosso in cui passeggiano ragazze in kimono e dove tentiamo la fortuna estraendo biglietti da un’antica cassettiera. Alcuni sono particolarmente funesti ma a me è andata piuttosto bene!

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DIARIO DI VIAGGIO ON THE ROAD: GIAPPONE – 3° giorno

Per terra. I fiori di ciliegio (sakura) li abbiamo trovati quasi tutti per terra, ai piedi degli alberi. Ma vederli volteggiare spinti dal vento è una delle immagini più belle del Parco di Ueno.

Sparsi tra gli alberi si trovano antichi templi in legno, rivestiti di foglie d’oro, lanterne in pietra e nuvole d’incenso. C’è anche un giardino pieno di peonie enormi con ombrellini di carta per proteggerle.

Noi però ci diamo allo sport: noleggiamo delle barchette a remi e un romantico pedalò a forma di cigno. Forza che dobbiamo bruciare un po’ di calorie!

Un treno superveloce ci scarica ad Harajuku. I binari separano in due il quartiere. È una divisione sia fisica che caratteriale. La zona più spirituale è nascosta in un fitto bosco con all’interno il tempio di Meiji-ji. Gli dei qui ci hanno parlato tramite dei bigliettini e sono stati un po’ impertinenti nel rivelarci scomode verità.

Dalla parte opposta della stazione, Harajuku rivela la sua faccia più modaiola, caotica e consumistica. Qui si trovano le fashion victim giapponesi ma anche i cosplayer. Ci sono centri commerciali con oggetti curiosi e strade sovrafollate con coloratissime crepes cariche di ogni porcheria (inclusi interi creme caramel).

Shibuya: welcome nel caos più caotico di Tokyo! Cosa c’è da vedere da queste parti? Il caos, appunto! La guida segnala che l’attrazione principale è l’attraversamento pedonale più frequentato al mondo (pare lo attraversino circa 1000 persone ogni volta). Sembra di essere travolti dalla folla, da una marea improvvisa in cui tu sei solo il pesce più piccolo e confuso.

I neon e i pannelli luminosi sono ovunque e ci accompagnano tra centri commerciali, stanzette in cui scattiamo foto che sembriamo dei manga e ristoranti di ogni tipo. Dove siamo andati per cena? In un locale in cui si ordina su tablet e il sushi arriva su un trenino futurista!

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DIARIO DI VIAGGIO ON THE ROAD: GIAPPONE – 1 e 2° giorno

Arrivare in Giappone è come entrare in un manga. Le persone, i cartelli pubblicitari, il cibo e ogni altra cosa sembrano leggermente alterate rispetto alla realtà a cui siamo abituati. Sembrano dipinti a mano, come in un fumetto o in un cartone animato della nostra infanzia.

Se ve lo state chiedendo, esistono davvero le ragazze con la divisa da scolaretta/marinaia e con i capelli rosa. Non erano solo le amiche di Sailor Moon a passeggiare per Tokyo agghindate a quel modo.

Dopo una rinfrescata e una breve penichella in hotel, si parte per Shinjuku. È uno dei quartieri che meglio rappresentano la capitale giapponese: un’overdose di luci, un caos di persone, grattacieli, stradine con centinaia di localini grandi come un letto matrimoniale (allusione non casuale dato che che da queste parti c’è pure un quartiere a luci rosse) e qualche tempio che riposa tranquillo, come proiettato in un’altra dimensione.

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