DIARIO DI VIAGGIO ON THE ROAD: DANIMARCA – quinto giorno

Il sogno di un bambino (danese) è andare a… Legoland!
Dalle bocche aperte e dagli occhi luccicanti, qualcosa mi dice che anche gli adulti non vedono l’ora di entrare in questo fantastico parco divertimenti dove tutto è costruito con i famosi mattoncini.


Il sole splende sopra Miniland dove milioni di mattoncini colorati ricreano città del nord Europa. È una meraviglia! Ci sono barche che attraversano vere chiuse, trenini con sistemi sofisticati, cittadine vere e proprie, una vegetazione perfetta e luoghi famosi. Saltelliamo tutti emozionati da un angolo all’altro. Già questo vale l’ingresso!


Essendo in Danimarca, dopo il sole ecco arrivare il diluvio. Indossiamo di nuovo le nostre mantelle mentre saliamo sulle varie attrazioni, sempre in stile lego. Ci sono vichinghi, pirati, ninja, egizi, cowboy, esploratori polari, mondi sommersi (con tanto di acquario) e molto altro.

Nessuno da queste parti pare temere la pioggia. Ne sono quasi indifferenti. I bambini si divertono un mondo (mantenendo un certo impeccabile contegno), i genitori sono tranquilli e tutti salgono sulle attrazioni in cui ci si può bagnare ulteriormente. E questo con 16 gradi. Non oso immaginare il livello di autocontrollo delle mamme italiane a che basso livello arriverebbe! 🙂

Dopo esserci asciugati nella camera dell’hotel e dopo aver fatto un tuffo in piscina, avevamo davanti ancora tutta la serata. Non avevo voglia di chiudermi in camera l’ultima sera del viaggio. E così riesco a convincere Giorgio a portarmi a Jelling, un minuscolo villaggio carico però di storia.

Oltre ad una vecchia chiesa, due grandi tumuli sepolcrali e un paio di massi scolpiti non c’è molto. Ma su queste pietre (molto belle per la verità) è inciso un pezzo di storia danese: il battesimo di una nazione alla religione cattolica voluto da Aroldo Denteazzurro nel X secolo. Questo “Denteazzurro” in inglese si traduce con Bluetooth. Vi dice niente? Il sistema, che mette in comunicazione dispositivi diversi, deve infatti il suo nome al sovrano che riuscì, tramite la religione, a unire i vari territori scandinavi.

Se questa nazione fosse una scatola di costruzioni, proprio come i Lego, ci metterei:
– il tempo capriccioso che non scompone nessuno (se non i turisti)
– i castelli da fiaba del XVI secolo
– i costi esorbitanti della vita (dopo un po’ meglio non farci più caso)
– la tranquillità della campagna che non contrasta molto con il silenzio ovattato delle città
– il gusto per il design
– la bellezza del popolo danese

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