GITE FUORI PORTA - Pavia

GITE FUORI PORTA - Pavia

Pavia è sicuramente famosa per essere una delle più antiche città universitaria d’Italia. La vita sembra scorrere tranquilla in questa piccola cittadina in cui il ritmo del tempo è scandito dalle ruote delle biciclette che sfrecciano lungo sul selciato dei viali e delle viette del centro storico. La città offre qualche monumento interessante come il castello (che, nelle scuderie, ospita anche mostre di una certa rilevanza), il Duomo dalle sobrie linee rinascimentali, la ricostruzione dell’antico Ponte Coperto, la monumentale piazza della Vittoria e diverse chiese sparse qua e là. Mezza giornata è sufficiente per visitarla ma vi consiglio di approfittarne per recarvi anche alla splendida Certosa di Pavia che si trova poco distante dalla città.

Per la visita della città mi sono preparato una piccola guida fai-da-te. Di seguito riporto le principali attrazioni della città ma, se vi è più comodo, potete scaricare la versione pdf (Pavia-la-mia-guida-turistica) e la mappa della città (Pavia-mappa-della-città)

 

STORIA

Distesa sulle rive dell’azzurro Ticino, limitata a sud dalle anse del Po e dai primi rilievi collinari e ad est dalle risaie della Lomellina, Pavia (o “Ticinum” come era chiamata anticamente) è città di millenaria tradizione storica e culturale. D’impianto romano, poi centro della civiltà dei Goti, divenne capitale del Regno Longobardo e si dotò di straordinarie testimonianze monumentali, in parte tuttora conservate in cripte, testi epigrafici, corredi decorativi scultorei.
La splendida fioritura romanica tra l’XI e il XIII secolo viene espressa in cattedrali, palazzi e nelle svettanti Torri in laterizio che hanno reso celebre Pavia. L’età visconteo-sforzesca lascia la sua più suggestiva immagine nel Castello Visconteo, ora sede dei Musei Civici, residenza di diporto dei duchi, che nel retrostante Parco Visconteo esercitavano la caccia e che nel
collegato monastero della Certosa praticavano la loro devozione. Oltre che luogo di svago e di soggiorno, Pavia è sede di antichissimo “studium” universitario, potenziato nel XVIII secolo da Maria Teresa d’Austria e oggi centro all’avanguardia, che richiama studenti da ogni parte d’Europa. Qui, nella quiete e nel silenzio dei vicoli tortuosi della città medievale, all’ombra dei giardini nascosti, nei silenziosi porticati degli storici Collegi di Carlo Borromeo e di Pio Ghisleri, essi possono ritrovare il sereno rapporto tra uomo e città.

 

MONUMENTI

 

IL CASTELLO VISCONTEO

Il Castello di Pavia fu iniziato nel 1360 sotto la guida del grande ingegnere Bernardo da Venezia. Era quadrato, con quattro torri e con un largo fossato che veniva riempito d’acqua derivata dal naviglio: una costruzione enorme per una città che faceva allora circa 20.000 abitanti.

Per la sua realizzazione erano adibiti giorno e notte oltre 500 operai a suon di sferza e i lavori procedevano così rapidamente che, dopo soli 5 anni, era già abitato dal Duca. Le belle finestre sono ancora quelle dell’epoca, mentre la parte alta dei merli ghibellini è stata rifatta. Anche le torri e il corpo centrale sono stati coperti da un tetto per evitare le infiltrazioni d’acqua. La torre di sinistra è chiamata “della Biblioteca” perché in essa vi lavorò Francesco Petrarca, ordinando e commentando i preziosi libri scritti a mano. La torre di destra è detta “delle Reliquie” perché nella Cappella Ducale venivano conservate le reliquie dei Santi che molto spesso i Nobili in visita portavano ai Duchi. Nell’atrio, agli angoli, sono conservate delle grosse sfere di granito: sono le bombe che venivano lanciate dalle catapulte e dai mangani francesi contro il castello durante la battaglia di Pavia del 1525. Nel bombardamento andarono distrutte le due torri posteriori ed anche i due lati del castello che si vedono chiaramente rifatti in diverso stile nel 1600 e nel 1700. Una delle torri abbattute era chiamata “degli specchi” perché in essa le Dame in arrivo andavano a mettersi in ordine prima di essere ricevute dai Duchi; l’altra era “la lunga dimora”. la prigione di Stato, ove ben 103 cittadini subirono la cosiddetta “quarantena”, cioè quaranta giorni di tortura. Durante i 150 anni che il castello fu abitato dai Visconti e dagli Sforza, tutti i grandi Signori italiani e stranieri lo visitarono per andare a caccia nel bellissimo parco che si estendeva dal castello stesso fino alla Certosa. Nel 1495 Ludovico il Moro, appena divenuto Duca, chiamò a decorare le sale del Castello Leonardo da Vinci e il Bramante: Leonardo fece dipingere i saloni in color azzurro cielo e vi fece applicare delle stelle in oro zecchino; Bramante fece porre ai lati del ponte levatoio alcuni guerrieri con scimitarre e dei paggetti che avevano la funzione di ricevere gli ospiti. Nel 1600 e 1700 i saloni furono sbiancati per disinfettarli dalle frequenti epidemie di peste e colera e attualmente sono sede dei Musei del Risorgimento e gallico romano.

SAN PIETRO IN CIEL D’ORO

Chiesa romanica Lombarda dal caratteristico portale in arenaria probabilmente ricostruita tra il 1100 e il 1200 sui resti della primitiva chiesa, opera di Liutprando Re dei Longobardi. Era l’anno 720: Pietro, zio del Re e Vescovo di Pavia, venne a sapere che i pirati saraceni avevano portato in Sardegna il corpo di Sant’Agostino e che invitavano i cristiani a comprare a peso d’oro quella loro preziosa reliquia. Mentre Pietro partiva con l’oro per assicurarsi il suo acquisto, il Re, volendo dare una degna dimora al grande Santo come suo omaggio, fece costruire una chiesa sui resti di una ancor più antica cappella. Oltre che per questo, San Pietro è celebre anche perché conserva i resti di Severino Boezio, ricordato da Dante nel Paradiso con i versi che sono riprodotti in una lapide esterna alla Chiesa. Si chiama San Pietro “in ciel d’oro” perché l’abside che sovrasta l’Arca di Sant’Agostino, suo sepolcro, in origine era un mosaico in oro zecchino che formava un cielo. Poi nel 1799 arrivarono i giacobini francesi con Napoleone, portarono via l’oro e adibirono la chiesa a magazzino militare. Solo nel 1895 il Cardinal Riboldi la rese al culto, fece fare la ricognizione del corpo di Sant’Agostino e, avutane la certezza dell’autenticità, la riconsegnò all’Ordine agostiniano. Vi è, poi, una terza ragione che rende celebre questa chiesa: posta fuori le mura e probabilmente “basilica” in origine, fu usata dai Re tedeschi come sede delle Diete. Infatti gli Imperatori, che tenevano in Pavia il loro rappresentante, quando scendevano in Italia, si fermavano in questa Chiesa e, riuniti i Vescovi e i Nobili, dettavano leggi e ordinamenti che poi venivano diffusi in tutta Italia.

Nel presbiterio, prima del coro, si trova l’Arca di Sant’Agostino, un capolavoro marmoreo del Trecento, scolpito dai maestri comacini. Si tratta di un’opera gotica, divisa in tre fasce: in basso, uno zoccolo contenente l’urna con i resti del santo; al centro, una fascia aperta, con la statua di Sant’Agostino dormiente e, in alto, l’ultima fascia, poggiata su pilastrini e coronata da cuspidi triangolari. L’intera opera è decorata da più di 150 statue, che raffigurano angeli, santi, e vescovi, e da formelle con la vita del santo. Oltre a Sant’Agostino, la chiesa ospita le tombe di Severino Boezio, nella cripta, e del re longobardo Liutprando, alla base dell’ultimo pilastro della navata destra.

 

UNIVERSITA’ DI PAVIA

L’Università di Pavia è una delle più antiche e importanti università italiane ed europee, facente parte del gruppo di Coimbra.

Già a partire dall’anno 825 Pavia fu sede di un’importante scuola di retorica istituita dall’imperatore Lotario I. Per tutto il periodo medievale la scuola fu in fiorente attività; nel secolo XI Pavia divenne sede anche di un’attestata scuola giuridica. È però solo grazie all’imperatore Carlo IV, nel 1361, che a Pavia venne fondato uno Studium Generale, al quale Papa Bonifacio IX riconobbe i medesimi diritti delle Università di Bologna e di Parigi. Con diploma imperiale datato 1485 lo Studium Generale venne poi trasformato in Università.

Il prestigio dell’ateneo crebbe nel secolo XV, ma la sua attività conobbe una brusca interruzione in seguito ai gravissimi danni ricevuti dalla città per l’assedio subito nel 1525. Durante la dominazione spagnola l’attività scientifica e didattica dell’Univerità risentì della situazione stagnante.

La rinascita dell’ateneo avvenne nella seconda metà del secolo XVIII grazie ai sovrani austriaci Maria Teresa e Giuseppe II. Dalla fine della Seconda Guerra Mondiale l’Università di Pavia ha conosciuto un nuovo rilancio, dovuto in gran parte all’energia e all’iniziativa dell’allora rettore Plinio Fraccaro. Nel corso degli anni ’60, alle Facoltà tradizionali si sono aggiunte quella di Economia e Commercio e di Ingegneria.

LE TORRI (p.zza Leonardo da Vinci e via Luigi Porta)

La caratteristica che le diversifica da quelle delle altre città d’Italia è la loro snellezza: con basamento e forma quadrata di soli sei metri si innalzano fino a 53 metri di altezza. Le fondamenta sono molto profonde e formate dalla stessa torre riempita da sassi calcinati assieme. Si narra che durante una festa al Castello data da Filippo Maria Visconti il Conte Del Maino promise di far edificare una torre capovolta se il figlio si fosse laureato; la torre in questione fu costruita nell’angolo della Casa del Maino, che è l’attuale Scuola Magistrale. Aveva un basamento di quattro metri e a una certa altezza si allargava formando balconi sovrapposti dai quali si poteva vedere la città da diverse altezze.

Dove c’era lo sbalzo, vi era una fascia di granito bianco finemente lavorato che sembrava un pizzo e fu chiamata “la Torre del Pizzo in giù”. Purtroppo questo capolavoro di ingegneria fu fatta abbattere da un governatore spagnolo nel 1715 perché, passandovi accanto, aveva l’impressione che gli cadesse addosso. Le torri non servivano più a scopi bellici, ma erano solo segno di potenza e di ricchezza: quando nasceva il figlio maschio di una nuova generazione ne veniva elevata una, più alta era e più grande era in prestigio della famiglia. In Pavia che era chiamata la città delle Cento torri, perché secondo lo storico Spelta più di cento sovrastavano i campanili, ve ne sono ancora 72; la gran parte è stata “tagliata” dagli avversi partiti durante le lotte comunali tra guelfi e ghibellini: chi vinceva faceva saccheggiare le case dei rivali e tagliare le loro torri.

CRIPTA DI SANT’EUSEBIO (piazza Leonardo da Vinci)

La Cripta è quanto resta, recuperato da scavi e restauri, della Cattedrale ariana già esistente nel VII secolo e in uso al tempo di Rotari. Fu Ricostruita in stile romanico nel primo XI sec., a tre navate divise da pilastri ottagonali e abbattuta nel XX sec.

E’ tra le più antiche cripte ad oratorio (cioè a vano unitario diviso da colonnine); risultano di reimpiego alcuni sostegni (pilastrini) e i capitelli di struttura geometrica, lavorati ad incavo, simile per gusto e tecnica ai modi propri dell’oreficeria barbarica.

Straordinario è il rivestimento pittorico romanico del primo XIII secolo,di chiara impronta bizantina (busti di Santi e Sante aureolati e simboli degli Evangelisti Matteo e Luca. Di notevole interesse il frammento col Bambino benedicente.

Apertura:sabato e domenica, dall’8 settembre al 28 ottobre 2007, 16.00-18.30.

SANTA MARIA DEL CARMINE (via 20 Settembre)

Santa Maria del Carmine è una delle maggiori chiese di Pavia ed è uno degli esempi più belli dell’architettura del gotico lombardo. Fu iniziata nel 1374 per volontà di Gian Galeazzo Visconti su progetto attribuito a Bernardo da Venezia. La sua costruzione proseguì lentamente, fu ripresa nel 1432 ed ultimata infatti solo nel 1461.

L’imponente facciata, che domina l’omonima piazza, non nasconde nella sua forma slanciata a capanna un’ispirazione architettonica romanica, ma le decorazioni sono indubbiamente collocabili nel gotico lombardo. I sei pilastri con guglie dividono la facciata in cinque campi verticali nei quali si inseriscono i tre portali, che sono frutto di un rifacimento ottocentesco di Giuseppe Marchesi (1854). Sopra i portali si trovano quattro grandi bifore a sesto acuto ed un elaboratissimo rosone in cotto.

L’interno, molto suggestivo e caratterizzato da una mistica penombra, si eleva su una pianta a croce latina ed è costituito da tre navate e da numerose cappelle laterali, ricchissime di affreschi e di dipinti. Le più importanti sono:

II Cappella – Affresco del Foppa (1462).

IV Cappella – Tela con l’Angelo Custode (1694, Sebastiano Ricci).

V Cappella – Rappresentazione su tavola dell’Assunta (Bernardo Cane, pavese).

VI Cappella – Pala di S. Anna ed i vari modi di lavorazione della lana (G. Caccia, detto il Moncalvo).

VIII Cappella – Altare in stile gotico, donato da S.Pio X, e polittico quattrocentesco rappresentante la Madonna ed i Santi (Bernardino da Cotignola).

Nel transetto le pareti mostrano numerosi e preziosi affreschi quattrocenteschi, mentre la grande sacrestia (1576) presenta una facciata ricca di stucchi barocchi.

Un accenno particolare merita il tabernacolo gotico (1449) e l’altare marmoreo del presbiterio.

Il campanile, risalente al 1450 circa, svetta elegante sulla città; è adornato da numerosi fregi e caratterizzato da una trifora adorna di colonne di marmo.

 

MERCATO DI PIAZZA ARNABOLDI

Un altro mercato coperto, ma non sotterraneo, si trova poco lontano da piazza Vittoria; si tratta del mercato di Piazza Arnaboldi, ospitato in un cortile aperto al pubblico e coperto da una cupola in ferro, del 1882.

 

BROLETTO (p.zza Vittoria)

Risale al XII secolo e, come tale, è il più antico di tutta la Lombardia. Venne eretto, secondo la tradizione, per volere del vescovo San Damiano, che lo elesse a sede vescovile, anche se l’edificio divenne poi sede del potere temporale, in qualità di palazzo comunale.

Sopra un’area che ospitava costruzioni o almeno resti di insediamenti romani (sono state rinvenute pavimentazioni romane), venne edificato a partire dal 1198, il palatium Novum, sede del Comune. Prima sorse l’ala sud dell’edificio, seguita immediatamente da quella est. La parte più antica è verosimilmente il basamento, che presenta un portico sorretto da arcate a sesto acuto.

La parte superiore, di gusto rinascimentale, ospita una loggia a doppio ordine, sulla quale si apre una sala che un tempo veniva adoperata per le adunanze.

L’impianto dell’edificio, che era in un primo tempo a ferro di cavallo, assunse con la costruzione delle absidi del Duomo, una forma a quadrilatero. L’orologio che orna la facciata risale al 1872.

Alcune sale al pianterreno ospitano mostre ed esposizioni.

DUOMO DI PAVIA e PIAZZA GRANDE

Piazza Grande (ora Piazza Vittoria) è di origine viscontea  poiché  furono abbattute  le  case   che esistevano in modo che feste e impiccagioni si svolgessero in città e non sempre nel Castello. L’ampia piazza centrale della città, Piazza della Vittoria ha una forma stretta e lunga e nei suoi sotterranei si estende un grande mercato coperto, costruito nel 1958.

Il Duomo di Pavia è la più imponente chiesa di Pavia. La cattedrale, la cui costruzione è in alcuni particolari (rivestimenti marmorei) tuttora non completata, sebbene l’inizio dei lavori risalga al XV secolo sorge sul sito delle due preesistenti cattedrali romaniche (Santo Stefano e Santa Maria del Popolo). A fianco del Duomo era situata la Torre Civica, di cui si ha menzione fin dal 1330, ulteriormente innalzata nel 1583 da Pellegrino Tibaldi e crollata il 17 marzo 1989. Quello che però colpisce subito lo sguardo arrivando da Piazza Grande è la cupola del Duomo che troneggia a 82 metri da terra: i bracci della croce che sovrastano sono ben 5 metri e 20 centimetri ma la costruzione è tanto armonica che non sembrano così larghi.

La costruzione è rinascimentale e fu commissionata ai grandi ingegneri del tempo da Ludovico il Moro e da  suo fratello  il Cardinale Ascanio Sforza. Tra i progetti presentati al Papa Innocenzo fu scelto quello dell’architetto pavese Cristoforo Rocchi al quale però fu tolta la consolazione di realizzarlo perché lo Sforza passò l’incarico al Bramante che era alla sua Corte di Milano. La realizzazione è quindi bramantesca: fu, anzi, la prova generale per la futura costruzione di San Pietro in Roma che il Papa gli aveva chiesto. La cupola (che sono in realtà due cupole di piombo sovrapposte, realizzate alla fine del secolo scorso, ma sempre sui disegni e progetti bramanteschi) poggia su otto colonne, ma in tutto il maestoso colonnato non si vede una sola chiave di ferro com’era normale in quei tempi, tanto furono esatti i suoi calcoli. All’interno del Duomo dietro l’altare maggiore tra ornamenti dorati, vi è un tabernacolo contenente le spine della corona di spine di Cristo, che furono donate l’una da Filippo di Valois Re di Francia e un’altra biforcuta dall’Imperatore di Costantinopoli. Il giorno dopo Pentecoste, il Sindaco della città, il Vescovo e il Parroco del Duomo ciascuno con la propria chiave aprono il tabernacolo e tra luci sfolgoranti le Spine vengono calate e si fa solenne processione. Nell’altare del braccio destro sono conservati i resti di San Siro, primo Vescovo di Pavia, vestito dei suoi paramenti. Ogni altare ha quadri preziosi e di grandi autori sia del passato che del presente, tra cui un Bernardino Luini e un Federico Faruffini: quest’ultimo realizzò nel 1869 una Immacolata che si può vedere uscendo dalla porta di destra.

IL PALAZZO CARMINALI – BOTTIGELLA (viale Cavour)

Dei molti e importanti casati che hanno caratterizzato la storia di Pavia dal ‘400 in poi, restano vive testimonianze nei palazzi e nelle torri che gli stessi fecero costruire per rinsaldare la propria immagine di ricchezza, nobiltà e potenza. Spicca fra questi, nella centralissima via Cavour, il palazzo Carminali Bottigella. Le origini rinascimentali del palazzo sono collegate ad una prestigiosa committenza di un ramo secondario della potente famiglia Beccaria (i Carminali, appunto). I lavori si svolsero dal 1491 al 1495 (XV sec.) sotto la guida di Martino Fugazza, ottimo interprete della cultura rinascimentale toscana e lombarda tanto che la qualità di ornati e disegno ha fatto pensare spesso alla partecipazione autografa dello stesso Bramante. Il nome corrente deriva dalla nobile famiglia che ne fu l’ultima proprietaria.

La facciata è divisa da lesene e colonne a candelabro in cotto che articolano la struttura in laterizio. Nel fregio e sulle colonne a candelabro si possono osservare classici motivi decorativi con la consueta presenza di fogliame, stemmi scudati, medaglioni, chimere, arpie, putti, delfini e meduse. All’interno si trova un portico con colonne tuscaniche ed uno scalone con balaustra di origine barocca.

 

BASILICA DI SAN TEODORO (p.zza san Teodoro)

La basilica di San Teodoro risale probabilmente al VII secolo, e venne riedificata nel 1117, in cotto. Inizialmente era dedicata a Sant’Agnese, in seguito prese il nome di San Teodoro, vescovo di Pavia morto nel 778 e beatificato attorno al 1000.

La chiesa ospita tuttora il corpo del santo. La facciata è romanica, l’interno a tre navate contiene un transetto sopraelevato, una cripta e una cupola, che all’esterno è celata da un tiburio ottagonale. Conserva pregevoli opere, dal XIII al XVI secolo, fra cui la Madonna con Bambino in trono del Duecento, e i cicli cinquecenteschi delle Storie di Sant’Agnese e San Teodoro; la Veduta di Pavia di Bernardino Lanzani è la più antica immagine della città (1522).

 

PONTE COPERTO

Il Ponte Coperto (detto anche Ponte Vecchio) è un ponte sul fiume Ticino che collega il centro storico cittadino (situato sulla riva sinistra del Ticino), con il quartiere pittoresco, originariamente fuori dalle mura periferiche della città, il Borgo Ticino. Il ponte è molto caratteristico, dotato di cinque arcate e completamente coperto con due portali alle estremità e una cappella al centro. Sebbene il ponte attuale sia stato costruito nel 1949, esso è la ricostruzione dell’antico Ponte Coperto, risalente al XIV secolo.

Il ponte romano. Già in epoca romana, nell’antica città di Ticinum, era presente un primo ponte che collegava le due rive del fiume all’altezza del moderno Ponte Coperto. Di questo ponte rimane, facilmente visibile nei periodi di magra, la base di un pilone centrale, in trachite dei colli Euganei. La direzione del pilone (WNW), leggermente disassata rispetto a quelli dei ponti medievale e moderno, indica che in epoca romana la direzione della corrente del fiume era diversa. Un altro pilone del ponte romano si poteva vedere fino a pochi anni fa presso la sponda sinistra, ma è stato coperto di terra per ampliare la riva. La costruzione del ponte romano si fa risalire all’epoca di Augusto.

Il ponte trecentesco. Nel 1351 fu costruito sui ruderi del ponte romano un nuovo ponte, su progetto di Giovanni da Ferrara e di Jacopo da Cozzo. Il ponte, completato nel 1354, era coperto e dotato di dieci arcate irregolari e di due torri alle due estremità, che servivano per la difesa; l’aspetto di questo ponte, anche se con sole sei arcate, è visibile negli affreschi di Bernardino Lanzani (1524 circa) all’interno della chiesa di San Teodoro. Durante la costruzione delle mura spagnole, nel XVII secolo, la prima arcata e mezza verso la città e la prima arcata dal lato del borgo furono comprese nei bastioni e, quindi, chiuse. Successivamente furono aggiunti un portale di ingresso dalla parte del Borgo Ticino (1599), una cappella al centro del ponte in onore di San Giovanni Nepomuceno (XVIII secolo) e infine anche un portale di ingresso dalla parte del centro storico, eretto dall’Amati (1822). I bombardamenti da parte delle forze alleate, durante la seconda guerra mondiale, nel settembre 1944, resero gravemente danneggiato e inservibile l’antico ponte trecentesco. Ne seguì, alla fine della guerra, un aspro dibattito sull’opportunità di ripristinare il vecchio ponte o di demolirlo. Nell’ agosto 1947 crollò la seconda arcata del ponte. Nel timore di nuovi crolli che potessero ostruire il letto del fiume e provocare un allagamento nel febbraio 1948, il Ministero dei Lavori Pubblici ordinò la demolizione con la dinamite e la rimozione delle rovine. Alcune macerie dell’antico ponte sono ancora visibili nelle acque del fiume (vedi foto a destra); è rimasta anche la base del portale parzialmente interrato sulla riva sinistra.

Il ponte contemporaneo. Nel 1949 si iniziò la costruzione del nuovo ponte, che fu inagurato nel 1951. Sul portale dalla parte della città un’epigrafe cita: “Sull’antico varco del ceruleo Ticino, ad immagine del vetusto Ponte Coperto, demolito dalla furia della guerra, la Repubblica Italiana riedificò”. Il ponte attuale è stato costruito circa 30 metri a valle del precedente, ed è più largo e più alto rispetto a quello antico. Le arcate sono più larghe e inferiori in numero: cinque al posto di sette. Il ponte è ora anche più corto in quanto segue un percorso perpendicolare alla corrente del fiume, mentre quello antico seguiva la linea che congiunge Strada Nuova (dalla parte del centro) con Via dei Mille (dalla parte del Borgo Ticino). Le modifiche attuate al progetto avevano lo scopo di migliorare la viabilità sul ponte (aumento di dimensioni in larghezza e altezza) e facilitare al contempo lo scorrimento delle acque (spostamento del percorso e allargamento delle arcate).

BORGO TICINO

Il quartiere di Pavia al di là del Ponte Coperto (sulla riva destra del Ticino) è chiamato Borgo Ticino. La parte più caratteristica del quartiere è quella situata sull’argine basso del Ticino; attraversando il ponte dal centro storico, la si raggiunge girando a sinistra. Subito dopo il ponte si trova un monumento in bronzo, una statua che ritrae una lavandaia, una delle donne che nei secoli scorsi lavavano i panni nel fiume. Più avanti sono le case caratteristiche del Borgo Basso, che vengono allagate ogni volta che il fiume è in piena (ogni decina d’anni circa).

 

LA BASILICA DI SAN MICHELE MAGGIORE

Una prima chiesa dedicata a San Michele Arcangelo fu costruita originariamente sul luogo della cappella del Palazzo reale nel periodo longobardo (a questo periodo risale la parte inferiore del campanile), ma fu distrutta da un incendio nel 1004. La costruzione attuale iniziò verso la fine del XI secolo (a cui risalgono la cripta, il coro e i transetti) e fu completata nel 1155.

La basilica di San Michele è considerata il prototipo delle numerose chiese medievali che può vantare Pavia, le più famose delle quali sono San Pietro in Ciel d’Oro e San Teodoro. Tuttavia, San Michele si discosta dalle altre chiese cittadine per l’utilizzo estensivo, sia per la struttura sia per le decorazioni, della fragile pietra arenaria in luogo del cotto, e anche per la particolare conformazione architettonica, che prevede una pianta a croce latina con un transetto eccezionalmente sviluppato, molto sporgente rispetto al corpo longitudinale del fabbricato.

La facciata è adornata con un folto repertorio di sculture di arenaria, a tema sacro ma anche profano, di grande bellezza e suggestione ma oggi vistosamente deteriorate dalla corrosione dovuta agli agenti atmosferici, nonostante i numerosi programmi di restauro conservativo avviati negli ultimi decenni. La basilica ospitò nei secoli fastose cerimonie ed incoronazioni; tra queste si cita l’incoronazione di Federico I Barbarossa, nel 1155.

 

Per maggiori informazioni sulla città, visita il sito internet Comune.pv.it e il sito Provincia.pv.it    



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