DIARIO DI VIAGGIO - Namibia

DIARIO DI VIAGGIO - Namibia

Partire per la Namibia non è la solita vacanza. E’ un viaggio. E che viaggio!
La Namibia è stata definita uno dei paesi più belli e vari al mondo. E negli ultimi anni è anche uno dei più sicuri del sud Africa. Il turismo si sta facendo velocemente largo ma gli spazi sono così ampi che correrete per ore lungo strade polverose senza incontrare anima viva (se non splendidi animali).
Avventura, fauna selvatica e paesaggi sconfinati
 sono i tre ingredienti principali di questo viaggio.

Ecco il mio diario di viaggio.

 

PRIMO GIORNO: partenza
Il volo dell’Ethiopian Airlines decolla da Milano Malpensa la sera. Ci attende un viaggio lungo e faticoso ma ancora non lo sapevamo. Oltre allo scalo tecnico a Roma ed a quello vero e proprio ad Addis Abeba (non esistono voli diretti per la Namibia), viene aggiunto a sorpresa un ulteriore scalo tecnico in Congo.

SECONDO GIORNO: arrivo in Namibia
Atterriamo in una soleggiata Windhoek, capitale della Namibia, verso metà pomeriggio. L’aeroporto è davvero piccolo così, recuperate le valigie e sbrigate le formalità di accesso (non è necessario alcun visto se la permanenza è breve e con finalità turistiche), pensiamo subito al cambio in valuta locale. Vedrete subito una gran quantità di chioschetti che cambiano denaro. Cercate quello che conviene maggiormente e che non applica commissioni di cambio e rifornitevi direttamente dei dollari namibiani che vi servono per il viaggio (il cambio in aeroporto è buono e in giro non si trovano molti altri punti in cui convertire la valuta). Se non avete con voi i contanti, c’è anche uno sportello ATM. Preparatevi a ricevere un bel malloppo di banconote!
Sempre nella piccola hall dell’aeroporto troverete la compagnia telefonica MTC (la migliore), dove acquistare per pochi spiccioli la SIM Namibiana e scegliere il piano tariffario (con chiamate, sms e traffico internet). Vi renderete conto che è indispensabile per contattare le strutture e per eventuali necessità (la SIM italiana non prende molto).
Ora finalmente possiamo ritirare la nostra auto a noleggio (AVIS) e, dopo aver fatto un check completo del mezzo (un VW Kombi T5 non proprio adatto alle strade Namibiane ma i noleggiatori non offrono altro per 6 persone) e aver insistito per il cambio di una gomma liscia, partiamo verso il Windhoek Game Camp. Quando arriviamo è già buio. Ma la struttura è davvero carina: un piccola tenuta privata con palafitte e tende abbastanza lussuose in cui riposarsi. In assenza di un ristorante, sfruttiamo il cucinino e, con le provviste comprate poco prima, preparo un insipido piatto di pasta per tutti. Accontentiamoci.

TERZO GIORNO: viaggio verso sud
In Namibia la mattina ci si alza presto. E iniziamo la giornata con una passeggiata all’interno della tenuta. Avvistiamo una giraffa e due springbok. Sono i primi animali che vediamo per cui siamo emozionatissimi e ripartiamo per Windhoek tutti eccitati.
La capitale spegne rapidamente il nostro entusiasmo: rumore, strade ampie ed anonime, un centro cittadino quasi inesistente. Ci fermiamo giusto per fare colazione e ci dirigiamo verso sud.
Lasciarsi alle spalle i clacson e il caos di Windhoek è una pace per gli occhi e per le orecchie. Il paesaggio muta costantemente davanti al nostro furgoncino che, sobbalzando sulle strade sterrate, lascia una scia polverosa sull’orizzonte alle nostre spalle.
Il viaggio che porterà nei pressi di Sesriem è lungo (circa 5 ore) e avremo modo di saggiare le strade disagiate di questo paese. Ma i paesaggi sono belli e nella savana avvistiamo alcuni animali selvatici: qualche giraffa, babbuini neri, impala, antilopi e uccelli tessitori (che costruiscono un notevole nido-condominio).

Solitaire

L’unica “significativa” tappa lungo il percorso è Solitaire, un miniscolo avamposto con antiche auto arrugginite sprofondate nella sabbia e… una pasticceria! Proprio una vera pasticceria che, come pezzo forte, vanta la torta di mele più buona del sud Africa (avrei qualcosa da dire al riguardo)!
Facciamo rifornimento e ci dirigiamo a Le Mirage, il nostro hotel situato alcuni chilometri a sud di Sesriem. La struttura è bellissima (anche se pacchiana), si mangia benissimo ed siamo nel bel mezzo del deserto. C’è pure un idromassaggio con acqua tiepida che non ci lasciamo sfuggire (ci voleva dopo tante ore in auto)!

QUARTO GIORNO: Sesriem e Sossusvlei
La prima parte della giornata è dedicata ad uno dei luoghi più belli e famosi della Namibia. Solitamente si deve puntare la sveglia molto presto in modo da essere all’alba ai cancelli di Sesriem (dove c’è sempre coda). In questo periodo però il sole sorge più tardi quindi riusciamo a dormire un po’ di più del previsto.
Le prime luci del giorno, proiettate sulle dune, creano dei colori favolosi. La sabbia diventa rossa e oro al nostro passaggio.

Duna del Namib Naukluft Park lungo la strada verso Sossusvlei

I biglietti del Namib Naukluft Park (80 N$ per persona + 10 N$ per auto) si possono acquistare anche all’uscita (prima non vengono richiesti) così potete evitare le code e concentrarvi subito sulla visita. Dopo i cancelli ci sono ancora diversi chilometri (tutti lungo un sorprendente paesaggio desertico ed un’inattesa strada asfaltata) prima di arrivare al parcheggio delle auto. Solo i 4×4 possono procedere (ma spesso rimangono bloccati nella sabbia). Se non si vuole camminare sotto il sole e nella sabbia per 4 chilometri, ci sono dei comodi mezzi che fanno servizio navetta (circa 150 N$ a/r a persona – un furto!). Dal parcheggio 4×4, l’autista vi darà tutte le indicazioni sulle principali mete dei dintorni: la scalata alla duna più alta (Bid Daddy), Deadvlei e Sossusvlei. La salita alla duna pare eccessivamente faticosa perché si sprofonda nella sabbia per cui puntiamo subito verso Deadvlei (circa 15 minuti a piedi).
Ci sono persone fotogeniche e luoghi che vengono particolarmente bene in foto. Uno di questi è Deadvlei. Senza ombra di dubbio (e di ombra proprio non ce n’è).
Una volta qui c’era una palude. Asciugandosi sotto il sole cocente, ha lasciato una crosta chiara sul terreno e scuri alberi pietrificati che si slanciano verso il cielo azzurro quasi a chiedere una goccia d’acqua. Tutte attorno si innalzano le dune dorate del deserto. Il luogo é spettacolare ma in foto viene ancora meglio.

Deadvlei

Rientrati al parcheggio del 4×4, ci si può dirigere verso Sossusvlei (è un’altra piana tipo Deadvlei che da il nome a tutta la zona ma senza alberi fossili) a piedi (circa 15 min) oppure a bordo della navetta. Personalmente sono rimasto molto deluso. Diciamo che, dopo aver visto Deadvlei, il luogo non appare poi così sorprendente. Per cui ci limitiamo ad osservarlo dalla jeep senza nemmeno scendere.
Sulla via del ritorno, sempre all’interno del Namib Naukluft Park, ci fermiamo al Sesriem Canyon. Si tratta di un bel canyon scavato da un fiume. Qui non c’è nessuno e, tra un paragone e l’altro (sembra la versione “povera” del canyon di accesso a Petra), giochiamo ai piccoli esploratori. Contro ogni aspettativa, è davvero carino e merita una breve sosta.
Dopo aver pranzato nell’unico ristorante del parco, rientriamo in hotel (il medesimo del giorno precedente). Sono solo le 15 ma, con il sole cocente, è impensabile avventurarsi ancora tra le dune. Così ci dedichiamo a qualche ora di relax presso la piscina.

QUINTO GIORNO: viaggio verso Swakopmund
Oggi siamo nuovamente in viaggio e la nostra meta è la costa atlantica. La strada è lunga ma attraversa paesaggi che cambiano di continuo. Sono immensi, aspri e grandiosi.
Grazie ad Arianna, l’avvistatrice del gruppo, ci fermiamo ad osservare orici, zebre e struzzi. Ma l’emozione più grande l’abbiamo poco dopo la partenza: cinque giraffe stanno elegantemente mangiando poco lontano dalla strada. Bellissime.
Le strade sterrate rendono il viaggio molto faticoso (durata circa 5 ore), specialmente per quelli nell’ultima fila del nostro furgone. Quindi, attraversati i passi del Gaub e del Kuiseb, tiriamo dritti verso Swakopmund (strada C14) evitando la deviazione per il Moon Landscape e la Welwitschia Mirabilis.
The Stiltz, il nostro hotel di Swakopmund, è molto carino. Le camere sono realizzate su palafitte sopraelevate, collegate da passerelle.
Swakopmund è la città dello sport, delle escursioni adrenaliniche e dello shopping. Pur trovandosi sull’Atlantico non è una stazione balneare per via delle correnti e delle acque gelide dell’oceano. La città è caratterizzata da numerosi edifici di inizio ‘900 risalenti alla dominazione tedesca. E’ incredibile come, a tratti, sembri di essere in una  cittadina bavarese!

Faro di Swakopmund

Non ci sono monumenti di particolare interesse ma la passeggiata nei pressi del faro è carina e si trovano molti negozi. Qui troverete anche un mercatino di artigianato locale. E’ uno dei pochissimi che incontrerete lungo il viaggio quindi, seppur sia necessario contrattare su ogni cosa (ma la trattativa è quasi divertente), approfittatene per i vostri acquisti di souvenir (negli shop dei lodge sono meno belli e costano uno sproposito). Dopo una lunga contrattazione, mi aggiudico una bellissima giraffa in legno alta 1.50 metri. Ingenuamente non ho fatto i conti con il trasporto (sia in auto che in aereo).

SESTO GIORNO: Sandwich Harbour ed escursione in quad
Per questa mattina abbiamo in programma un’escursione guidata a Sandwich Harbour. Ci dirigiamo quindi a Walvis Bay (40 min a sud di Swakopmund) dove, dopo il check in con Sandwich Adventure Tours (costo escursione circa 1.500 N$ per persona, prenotata in anticipo dall’Italia), saliamo a bordo del 4×4.
Sandwich Harbour, che non va tradotto in “porto panino”, è un posto incredibile dove le dune immacolate del deserto si annullano nell’oceano Atlantico. Attraversate le saline, la jeep corre lungo questo confine surreale. Da un lato onde immense e schiumose e, dall’altro, pareti di sabbia altre quasi 300 metri. Ed è proprio lì che dobbiamo salire! Arrivare a piedi sulla sommità della duna è faticosissimo ma la vista, da ambo i lati, è spettacolare.

Le dune di Sandwich Harbour

L’avventura riparte a bordo del 4×4 che si addentra nel deserto. La guida ci porta sulla sommità delle dune per poi lanciarsi in picchiata. Divertentissimo, come essere al luna park!
Durante l’escursione, che dura circa 4-5 ore, avvistiamo pure qualche springbok, sciacalli, pellicani, foche e due delfini.
Rientrati poi a Swakopmund, verso metà pomeriggio ci dirigiamo da Desert Explorers per un’escursione di 2 ore in quad nel deserto (650 N$ per persona, prenotato dall’Italia). Non so ne se eravamo pronti. Per lo meno non tutti. Ma eccoci in sella ai nostri quad a sfrecciare su e giù per le dune! …e quando abbiamo raggiunto i 60 km/h per me è stato amore a prima vista!

Escursione in quad tra le dune dietro Swakopmund

Rientrati in hotel ci infiliamo in doccia per liberarci della sabbia (ne avevo ovunque) e per rilassarci un paio di ore. Per cena rimaniamo nuovamente nella zona del molo di Swakopmund. Entrambi i ristoranti che abbiamo provato erano degni di nota anche se, con il calare del sole, dalle vetrate affacciate sull’oceano non si vedeva un accidenti.

SETTIMO GIORNO: viaggio verso il Damaraland
Stamattina ci lasciamo alle spalle Swakopmund e ci dirigiamo verso nord. Ma non prima di aver fatto sosta presso un negozio (tipo Leroy Merlin) dove abbiamo comprato 10 metri di pluriball per imballare la giraffa in legno.
Il paesaggio è piuttosto monotono e lo sarà per buona parte della giornata. La strada costiera corre lungo la Skeleton Coast ma il mare è piuttosto lontano e non vediamo alcun relitto (anche a causa della foschia).

Otarie a Capre Cross

Dopo circa 1.30 ore arriviamo a Cape Cross Seal Reserve (80 N$ per persona + 10 N$ per auto). Attenzione perché la riserva è aperta dalle 10 alle 17. “Carine le foche!”, starete pensando. Ed effettivamente queste otarie sono davvero belle, specialmente i cuccioli. Ma che odore immondo!
Le migliaia di foche della colonia di Cape Cross, oziosamente sdraiate le une sulle altre, emanano un olezzo impressionante ed urlano in modo sconsiderato (sembrano quasi dei belati/muggiti).
Riprendiamo il viaggio verso il Damaraland (altre 4 ore circa). La strada è noiosa. Non si vedono animali né paesaggi interessanti. Talvolta compare qualche banchetto lungo la strada che vende minerali e altri souvenir ma non ci fermiamo. Poi finalmente arriviamo nel Damaraland. Che spettacolo! La savana, che in questi giorni è coperta da un insolito manto erboso dovuto alle forti piogge delle scorse settimane, si infrange sulle monolitiche colline di arenaria rossa che diventano infuocate alle ultime luci del giorno. Il paesaggio lascia a bocca aperta.

Damaraland

E il nostro lodge, Camp Kipwe, è immerso proprio in questo paesaggio. E’ una favola: le camere sembrano trulli in pietra nascosti tra i monoliti, i relativi bagni sono all’aperto e c’è pure una piscina tra le rocce. Ma il top è il panorama che si gode dall’altura che sovrasta il lodge. Il sole sprofonda all’orizzonte regalandoci uno dei più bei tramonti di sempre.

OTTAVO GIORNO: Twyfelfontein e viaggio verso l’Etosha
Quando all’alba la luce torna a ridare vita a questa terra, un branco di springbok e poi uno di babbuini ci osservano mentre ci dirigiamo verso le incisioni rupestri di Twyfelfontein (orario apertura 8-17). Gli antichi boscimani incisero qui, circa 6000 anni fa, animali della savana, piedi umani e mappe per trovare l’acqua.
Le visite guidate (ingresso 80 N$ per persona + 10 N$ per auto + mancia guida) sono di due tipologie ma la più “lunga” non dura comunque più di 45 minuti. Si seguono dei sentieri poco faticosi tra le rocce e la guida indica e spiega (in inglese) le varie incisioni. Non è una delle attività più indimenticabili della Namibia ma a me è piaciuta.

Incisioni di Twyfelfontein

Ripartiamo subito dopo verso l’ingresso ovest dell’Etosha National Park (Galton Gate). Lungo la strada abbiamo in programma la visita ad un villaggio Himba (Otjikandero Himba Orphan Village). Solitamente se ne trovano molto più a nord ma ce n’è uno anche nei pressi di Kamanjab (viaggio di circa 3 ore).
Il popolo Himba è il più caratteristico tra quelli namibiani. Le donne, infatti, sono coperte solamente da un gonnellino di pelle e da una gran quantità di ornamenti. Ma la loro particolarità sono i capelli, acconciati in treccine ed extension rivestite poi con un impasto di creta rossa (che viene utilizzata anche per il corpo).
È curioso aver avuto accesso ad un loro villaggio ma l’idea che fosse tutta una farsa, la visita guidata che lasciava molto a desiderare, la sensazione di essere presi in giro e il prezzo folle pagato (circa 250 N$ a persona), ci hanno fatto sentire a disagio e fuori luogo. Forse non in tutti i villaggi si percepisce questa brutta sensazione ma per noi non è stata una bella esperienza.

Donna al villaggio Himba

Molto delusi e con un pessimo umore riprendiamo la strada verso l’Hobatere Lodge (circa 1.30 ore), nei pressi del Galton Gate. E qui altra delusione. Nonostante il prezzo elevato, l’hotel è mal tenuto e il personale scortese.
Per fortuna la tensione viene stemperata dall’apparizione di un enorme elefante (il primo del viaggio) vicino alla zona ristorante del lodge. Spettacolo!

NONO GIORNO: Etosha
Avete presente la scena iniziale de “Il Re Leone” in cui tutti gli animali si avvicinano alla rupe per rendere omaggio al piccolo Simba? Rupe a parte, potrebbe essere ambientata nell’Ethosa National Park! In un solo giorno abbiamo visto elefanti, giraffe, zebre, gnu, springbok, struzzi, bla bla bla… e i leoni!
L’Etosha (costo ingresso per ogni giorno 80 N$ per persona + 10 N$ per auto), non a caso, è la principale attrazione turistica della Namibia. E’ luogo immenso (grande più o meno come l’intero Piemonte) attraverso il quale corrono delle piste percorribili con il proprio mezzo. Il bello di questo parco è infatti quello di poter girare liberamente e di osservare un gran numero di animali senza ricorrere a guide esperte. Ci sono talmente tanti animali che non ce n’è bisogno!

Zebre all’Etosha National Park

Quest’anno la stagione delle piogge si è protratta oltre il solito quindi, quello che di solito è un terreno arido e stopposo, è tutto verdeggiante. Il paesaggio è quindi più bello ma, per contro, gli animali hanno meno necessità di recarsi alle pozze per abbeverarsi. Di conseguenza le abbiamo trovate spesso vuote, anche negli orari migliori (la mattina presto e il tardo pomeriggio). Nonostante questo, lungo la strada abbiamo comunque avvistato una gran quantità di animali.
All’entrata del parco c’è la possibilità di acquistare una mappa per circa 3-4€. Anche se l’avete scaricata sullo smartphone, vi consiglio di prenderla perché sono indicate nel dettaglio tutte le zone di sosta (comprese le poche con i WC). Inoltre, cosa non trascurabile, nella mappa ci sono molte pagine con tutti gli animali che potrete avvistare. E’ stato divertentissimo mettere una crocetta accanto a tutti quelli che abbiamo trovato nel parco!

Elefante nell’Etosha National Park

La notte pernottiamo all’Okaukuejo Resort, una delle poche strutture all’interno dell’Etosha. La gestione lascia decisamente a desiderare ma, alla sera, la pozza vicino alla nostra stanza era preso d’assalto da cinque rinoceronti. Seduti su una panca, li abbiamo osservati per ore.

DECIMO GIORNO: Etosha
Secondo giorno di safari nell’Etosha National Park. Oggi la fortuna non è dalla nostra. La savana sembra ancora più infinita e desolata del solito. Perfino springbok, zebre e struzzi, avvistati ieri un po’ ovunque, non hanno intenzione di farsi vedere. Stessa storia anche alle pozze. Ma dove sono tutti!? A fine mattinata, piuttosto scoraggiati, ecco un ammasso di auto. Ci avviciniamo e, poco dopo, davanti a noi compare uno splendido leopardo!
Nel tardo pomeriggio, dopo aver sobbalzato per ore sulle strade sterrate, ecco che finalmente troviamo due pozze d’acqua ghermite di animali. Che spettacolo la natura! Zebre, gnu, springbok e perfino 18 giraffe tutti insieme. Le foto non rendono giustizia a tale bellezza.

Leopardo nell’Etosha National Park

Parlando con altri amici che sono stati in Namibia nei mesi più secchi (es. agosto), pare che non siamo stati molto fortunati perché solitamente le pozze sono decisamente più affollate dagli animali e si vedono spesso anche branchi di elefanti tutti insieme. Pace. Però vi garantisco che siamo stati comunque soddisfatissimi anche così!
Usciti dall’Etosha tramite il Von Lindequist Gate (a est), possiamo dire di aver attraversato tutto il parco. La sera pernottiamo nei paraggi presso il bellissimo Mushara Lodge. Il complesso e le camere sono curatissimi ma noi siamo troppo stanchi e scombussolati dopo un’intera giornata in auto.

UNDICESIMO GIORNO: viaggio verso sud e riserva privata
Dopo colazione si parte verso sud, in direzione di Windhoek. Il paesaggio è molto verde, seppur monotono, e si incontrano alcune piccole cittadine. Dopo 3-4 ore, superato Otjiwarongo, entriamo nella riserva privata in cui trascorreremo l’ultima notte in Namibia: Okonjima Plains Camp. La struttura è molto carina e ospita anche The AfriCat Foundation, una fondazione che si occupa del recupero dei felini. Ci accordiamo quindi per l’escursione che propongono per il pomeriggio, un game drive di 4 ore nella riserva alla ricerca dei felini (700 N$ per persona). Dopo i soliti gnu, facoceri, zebre, dik dik e antilopi (tutti comunque bellissimi), scendiamo dal fuoristrada e a pochi metri, nella boscaglia, un ghepardo sta sbranando la sua preda. L’immagine è brutale e, al contempo, bellissima. L’adrenalina è a mille. Rimaniamo in controluce per 10 minuti ad osservarlo incantati.

Leopardo nella riserva dell’AfriCat Foundation

Poco dopo, risaliti a bordo della jeep, un’altra sorpresa: un leopardo sta divorando un piccolo di antilope. Si sentono i suoi denti affondare nella carne e spezzare le ossa. Siamo a due metri da lui (ma non pare minimamente infastidito dalla nostra presenza). Il momento è indescrivibile. E quando si volta verso di noi guardandoci con quegli occhi di ghiaccio e la bocca sporca di sangue, mi viene la pelle d’oca per l’emozione.
Rientrati al lodge siamo ormai congelati (il sole è sceso e l’aria è gelida) ma incredibilmente euforici.

DODICESIMO GIORNO: ritorno in Italia
La parola “fine”, in questo viaggio, sembra non voler trovare collocazione. Già perché questa mattina, quando dopo l’alba abbiamo lasciato il lodge per raggiungere l’aeroporto (3 ore circa), abbiamo avuto un altro sensazionale incontro: un ghepardo! Noncurante della nostra presenza, camminava pacifico a bordo della strada che attraversa la riserva (era ad 1 metro dalla nostra auto).

Ghepardo nella riserva dell’AfriCat Foundation

Arrivati in aeroporto, ci rendiamo conto della fortuna avuta nel non aver bucato le gomme dell’auto per tutta la vacanza. Non lo avremmo mai sperato! Riconsegniamo l’auto senza problemi, convertiamo in euro i dollari namibiani avanzati e nel primo pomeriggio prendiamo il volo verso l’Italia (sempre con Ethiopian Airlines). Arriveremo solo il mattino del giorno seguente.

Che terra affascinante é l’Africa! Ruvida, sconfinata, selvaggia e disperatamente bella. Come questo viaggio.

 

Hai bisogno di informazioni per organizzare il tuo viaggio in Namibia? Nel mio articolo “organizzare un viaggio in Namibia – cosa fare e dove andare” ti parlo del periodo migliore per andarci, della sicurezza, della valuta, dei voli, dei tour operator locali, di vaccinazioni e di molto altro.

Scarica il diario in pdf: Diario di viaggio_Namibia

 

Cartello del Tropico del Capricorno lungo la strada verso Swakopmund



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